Sembra inverno. Ma è inverno. Sognavo che fosse primavera, una delle chimere che affollano la mia mente e che mi aiutano a sopportare l’andare lento dei giorni, dei mesi, degli anni. È inverno, il cielo ha un colore che aumenta la malinconia che mi ha colta impreparata anche se è la mia abituale veste che mi copre, così come fossi una donna orientale, con solo uno spiraglio che lascia liberi gli occhi. Lascio andare la mia mente a spasso nel cielo, vagando fra le nuvole, cercando quello che non può essere. La tua immagine, figlio mio, come eri quando un soffio mortale ti ha allontanato da me. Le visioni mi rimandano i pensieri, i ricordi, le parole di cui l’eco lontano è affievolito da un vento impietoso. Allora mi rifugio nella mia chimera e cammino con te su un prato verde, vivo di tante margherite che, giocherellando fra loro, sussurrano: “M’ama”, “Non m’ama”! La risposta è inesorabilmente sempre la stessa. Tu sei rimasto nel mio cuore con la stessa intensità di quando ERI. Cammino con la tua mano stretta nella mia, la mano di quando eri piccolo e ti lasciavi guidare da me. Ora, non più: ti guidano gli angeli. La mia mano, che accosto al viso, serba il tepore della tua: la fragilità, l’ingenuità, l’innocenza, la nostalgia che la mia chimera aumenta di verità occulte e misteriose. Tu non ci sei, ma io non ti ho perduto, per questo continuo a vivere: tu sei ancora la mia chimera.


