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Associazione ANDREA G. PINKETTS

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Anno Zero. Ventiquattro dicembre.

2024-12-23 11:52

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santo-natale, vigilia, gesu-bambino,

Anno Zero. Ventiquattro dicembre.

Notte nera, nera come i nostri pensieri.

Le stelle sono tutte spente, nemmeno una lucciola dona un barlume che ci inviti a seguire la strada che dovrebbe portarci dove i nostri desideri attendono di essere esauditi, dove aspettiamo trepidi e ansiosi il giorno, l’ora, il messaggio, il verbo.

Ma qualcosa di nuovo c’è nell’aria, è il belare di un gruppo di pecorelle che biancheggiano nel buio della notte. Il paesaggio finora è desolato, lontano si vede l’accenno di una capanna, dissestata apparentemente vuota. Sopra quella capanna brilla una stella, la Stella Cometa, il cui fulgore è accecante e spegne i tentativi delle altre stelle di partecipare a quella luce che ha uno scopo ben preciso: condurre la gente verso la salvezza dell’anima, la scoperta dell’importanza dell’amor fraterno, nella gioia del perdono, di tutti i sentimenti che dovrebbero vincere nel cuore dell’uomo: dall’egoismo alla generosità vera per i più umili; la tolleranza per gli uomini che sbagliano e ignorano il pentimento.

I pastori con le loro zampogne accompagnano un percorso difficile. Ma dov’è, dov’è il mio bambino?

Ma ecco che accade qualcosa di nuovo, la capanna non è più disabitata, la culla dondola e il dondolio è magico; un Bimbo sorride, ha incontrato il tenero sguardo della Regina delle madri, Maria, il cui sguardo esprime il sentimento più nobile, più generoso, più divino.

Giuseppe assiste commosso, inorgoglito del compito che gli è stato affidato: proteggere la Mamma e il Bambino. Il Bambino però ha freddo, è nudo.

I miracoli accadono, un bue e un asinello si mettono ai lati della culla e col loro calore riscaldano la pelle fredda del Bambino dandogli vita e colore. Il Paradiso esplode di gioia, di musica, di canti; tutte le stelle del firmamento si rianimano; le nuvole si schiudono e gli angeli ne escono con le loro arpe e con i loro liuti, cantando, suonando; si uniscono gli zampognari che nel silenzio notturno sussurrano pieni di giubilo: «È nato! Non saremo più soli!»

Le mani si stringono una all’altra in segno di pace, di amore e  preghiera, e di fraternità.

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