I numeri hanno un loro linguaggio, mi fanno paura, in questi ultimi anni per me hanno sussurrato parole la cui eco ancora mi fa stringere il cuore e mi sconvolge. Sei. Oggi è il primo dicembre e la crudele reminiscenza di questo mese mi riporta indietro nel tempo. E non fu un tempo felice, la durata di quei mesi che trascorremmo insieme, mentre ci mentivamo a vicenda: «È un brutto momento ma passerà», non era passato. Ritorno implacabile a ricordare, a risentire l’eco della tua voce forte che mi sforzo di ricordare perché tutto abbia un senso. Sei. Sei anni che mi hai lasciata. Non ti dirò mai addio – lo dissi allora e lo ripeto oggi – mentre tu mi hai detto addio: solo un respiro che si faceva nei giorni, nelle notti agoniche, sempre più leggero, quasi di sollievo. Anche il mio respiro fu di sollievo. Il male crudele che ti aveva divorato era finalmente sconfitto, lasciandoci esausti per una lotta impari. Rimane un po’ di polvere con le nostre impronte. Tu non mi hai mai vista piangere. E l’ultimo dono è il mio pianto silenzioso. So che sei nel mistero dell’infinito e le nostre anime palpiteranno, si ritroveranno animate come se questi sei anni fossero solo un ricordo. Tu hai avuto un lungo sonno, io una lunga attesa. Ma il mio tempo è ormai breve e da una nuvola godremo insieme della gioia celeste.


